A pied d'oeuvre vince la miglior sceneggiatura a Venezia 82
Blanca Estela Rodríguez ©
La sua collocazione potrebbe rientrare nelle opere che mostrano solo il ritratto di un uomo contemporaneo, ma troverebbe anche spazio tra quelli che sono conosciuti come film di denuncia, At work mostra una dura realtà ed è quella che riguarda i nuovi meccanismi di precariato che giorno dopo giorno tolgono valore allo sforzo e alla dedizione del lavoratore che va da quello che svolge attività intellettuali a quello che realizza attività prettamente manuali.
At work, nel titolo francese A pied d'oeuvre, è la storia vera di Franck Courtès, fotografo, interpretato dall'attore Bastien Bouillon, che lascia una vita agiata per il desiderio di diventare uno scrittore, ma la scelta lo porterà ad affrontare mille peripezie perché da un lato, avrà a che fare con la sua casa editrice che lo spronerà continuamente a dare il meglio di sé e senza molte pretese, e dall'altro, si riscontrerà con le modalità appena nate in rete ossia le app che chiedono l'iscrizione e un video di presentazione, e tanta flessibilità come tanta fatica.
In questo sistema ingarbugliato, Paul Marquet, nome assegnato al personaggio, non può aspettare il pagamento del libro o gli introiti per i diritti, e chiede anticipi, ma non li basteranno, ed è lì che avrà inizio il calvario nella ricerca di lavoro di un uomo di mezza età che dovrà accettare la qualunque per poter guadagnare almeno qualcosa. Sul telefono riceve delle notifiche di nuovi lavoretti, ma ci sarà un altro intoppo, il mercato è così vasto che dovrà pure competere per accaparrarsi i clienti.
La questione non rimane solamente nelle trattative con entrambi i sistemi, ma ricade anche nella gestione della gente che gli assegnerà i compiti di cui dovrà occuparsi. Troverà una casistica variegata, dalla casalinga che chiede la potatura di un giardino senza l'attrezzatura apposita, l'individuo altolocato che lo incarica di sradicare arbusti nella stretta terrazza del suo appartamento lussuoso alla coppia in crisi che lo assume per smantellare un intero soppalco e la ragazza di giovane età che lo chiama durante una festa per montare un armadio dal libretto di istruzioni poco chiaro.
Questa condizione instabile provocherà altrettanto delle modifiche salienti nella vita personale di Paul giacché la sua figura di padre viene meno all'interno della sua famiglia, al punto che tutti i componenti decidono di partire per il Canada, allontanandosi da lui. Così rimane solo, costretto a vivere in un garage accompagnato soltanto dai suoi lavori precari e dal suo computer.
Ad un tratto, ha in mente di raccogliere tutte queste storie che diventeranno il libro da cui è stato tratto questo stesso film, e che verrà accettato dall'editore che attendeva da tempo una stesura. Ma i contrasti continuano ad accadere in questa illogica ed irrazionale situazione perché mentre si trova nel momento firmacopie, riceve ancora richieste dall'app e anche la brutta notizia che non potrà godere del compenso per la sua opera, quindi nulla è cambiato o cambierà più di tanto.
At Work della regista Valérie Donzelli ha meritato il Leone alla miglior sceneggiatura nella 82a Mostra Internazionale d'Arte di Cinematografica di Venezia, grazie alla storia di ricerca di libertà del protagonista e alla delicatezza con cui viene trattato il tema in contrasto con la durezza della vita dei tempi odierni, dove sembra che non ci sia un solo Paul/Franck, ma molti Paul/Franck che solo sopravvivono in questo mondo pur siano dotati di molti talenti e di tanti sogni.
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