La Grazia di Sorrentino apre Venezia 82
Blanca Estela Rodríguez ©
Si può essere dell'idea che quando una squadra funziona così bene, non bisognerebbe mai separarla o perderla perché significa che almeno il 50 per cento del lavoro è già fatto, è questo che traspare dall'intesa tra il regista Paolo Sorrentino e l'attore Toni Servillo, che nel nuovo film La Grazia, presentato nel concorso ufficiale a Venezia, si mostrano più consolidati che mai pur già abbiano vinto un Oscar.
Il film si apre su un cielo dove spuntano le frecce tricolori e si legge l'articolo numero 87 della Costituzione Italiana che riguarda i poteri del presidente della Repubblica, sul suo rapporto con le istituzioni e l'invio di messaggi alle Camere, ed è compreso anche è il tema sulla concessione della grazia.
Servillo entra nei panni di Mariano De Santis, presidente durante il semestre bianco, che per la sua carica appare sempre solo e lontano da qualunque socialità, è seguito dai suoi collaboratori, ma principalmente dalla figlia Dorotea, Anna Ferzetti, che lo accompagna con lo sguardo sia protettivo che critico. Entrambi sono esperti in materia giuridica e per questo di natura rigida e ferrea.
Vicino ai due protagonisti, l'amica del padre, una curatrice d'arte, estroversa, esotica e che non ha mai peli sulla lingua, molto in contrasto con la loro personalità. C'è pure il corazziere che ripete all'infinito che deve sapere far tutto ed è colui che lo scorta durante le sue pause sui tetti del Quirinale.
De Santis possiede un cavallo di nome Elvis che a suo malgrado diventerà simbolo del pesante tema affrontato, che si sviluppa con lentezza per la presa di decisioni su una legge sull'eutanasia da approvare o meno, e due casi da visionare con estremo riguardo che assumono contorni paradossali e portano i personaggi a lunghe riflessioni e a scelte interpretative. Tutto sta nel dubbio, tutto sta nell'etica.
Lo stile di Sorrentino non viene a mancare, prova ne é la scena dell'incontro con l'anziano ambasciatore del Portogallo che cade sotto un'incessante pioggia, al cospetto dell'immobilismo di tutti i presenti che sembrano spettatori passivi di una slow motion quasi surreale e musicata.
La Grazia è un film ancora irriverente, come il più dei lavori del regista, che mette alla luce molti degli aspetti che si gestiscono all'interno delle alte cariche istituzionali che vanno a sconfinare nella vita di tutti quanti, ma questa grazia o clemenza che sia non è solo verso gli altri, ma soprattutto va applicata a se stessi.
#VeniceFilmFestival #MostradelCinema #Cinema #Arte #PaoloSorrentino #Sorrentino #LaGrazia #V82 #Venezia #Bianchevisioni

Commenti
Posta un commento