Etruschi e Veneti, due civiltà a confronto
MUVE presenta una Mostra inedita a Palazzo Ducale.
Blanca Estela Rodríguez ©
da Venezia
Gli etruschi sono la civiltà preromana che diede origine alla penisola italiana, il loro passo sullo stivale marcò diversi territori tra cui Pyrgi, Vulci-Banditella, Chiusi, San Casciano, Chianciano, Marzabotto, Spina e Adria ed entrarono in contatto con i Veneti in lungo e in largo da Este, Montegrotto, Làgole nel Cadore fino ad Altino, quest'ultimo dove erge il sito archeologico rilevante Altinum, a fianco del quale è stato edificato un Museo che ha aperto le sue porte il 29 maggio del 1960.
La maggior parte degli scavi risale a luoghi portuali, pozzi, fiumi e l'Adriatico nei quali sono stati rinvenuti reperti di inestimabile valore come cavallini, frammenti con iscrizioni, tazzine, laminette di bronzo incise e gioielli, tutti rappresentativi delle attività di entrambi i popoli e del vissuto e costume dell'epoca.
A raccogliere tutti i saperi e le sinergie è stata la Fondazione Musei Civici di Venezia che ha presentato l'esposizione "Etruschi e Veneti, acque, culti e santuari" nella sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale di Venezia. La presidente del MUVE, Mariacristina Gribaudi, ha coordinato il tavolo alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli; il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro; l'archeologa Margherita Tirelli; la direttrice scientifica Chiara Squarcina e della Fondazione Luigi Rovati, Giovanna Forlanelli.
La Mostra, aperta al pubblico dal 6 marzo al 29 settembre 2026, si sviluppa nelle sontuose sale dell'appartamento del Doge divise per territorio e nelle quali si possono apprezzare i diversi oggetti, offerte e molte figure femminili come ad esempio la testa di Leucotea, rinvenuta nel tempio che ornava il Santuario di Pyrgi, definita nella letteratura come la dea bianca del mare che esce dalla spuma delle onde; la figura di un'offerente di Demetra; l'acroterio frontonale destro rappresentante una donna di Chianciano Terme; la testa di età tiberiana a San Casciano; una divinità diademata di Adria; la testa di Minerva del Santuario di Pora Reitia a Este, tra tanti altri rinvenimenti.
Il percorso chiude nella Sala Scudieri con un arazzo artistico realizzato dalla collaborazione con la fondazione Bonotto che riproduce un erbario e bestiario con animali esistenti in laguna dal 1700 ai nostri giorni, dove è incluso il delfino Mimmo che naviga nei canali veneziani. L'opera è composta da fili di fibra ottica che formano la scritta "We are bodies of water" ed è accompagnata da una poesia sonora.
Durante l'anteprima stampa, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, si è autodefinito un'etruscomane, ha parlato degli etruschi come popolo orgoglioso della propria civiltà e dei veneti come i più fieri ed indipendenti. Di Venezia, ha detto che è "una città a statuto speciale per definizione, sempre libera, portatrice di una universalità a se stante".
Il più prezioso lascito delle civiltà etrusca e veneta che emerge dal progetto è stato quello dell'importanza dell'acqua come fonte di vita, guarigione, devozione, aggregazione, difesa e flusso commerciale, dove c'è una chiara traccia della loro esistenza.
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