A tu per tu con il poeta Maurizio Evangelista,
autore di "Manuale per mangiare da soli"
Blanca Estela Rodríguez ©
È difficile staccare questa intervista da un rapporto di amicizia così profondo che mi lega da più di un ventennio al poeta Maurizio Evangelista. Proverò a essere solo professionale, ma fatico davvero. Incomincio con un aneddoto. Alla decima edizione della "Notte di Poesia al Dolmen" di Bisceglie, nel 2022, per tutto il giorno non c'è stato alcun contatto con lui. Entrambi ci preparavamo. Lui probabilmente per l'accoglienza degli ospiti e la presentazione dell'iniziativa di cui è direttore artistico. Io invece per l'omaggio reso a Patrizia Cavalli e Rosario Castellanos; il mio reading sarebbe stato bilingue. Sapevo dei suoi molteplici impegni e sapevo anche che un'auto mi avrebbe portata a destinazione quella sera.
Ho avuto una sorpresa prima di arrivare al Dolmen. Nel viaggio in macchina, il taxista si aprì con me e mi fece un ritratto e racconto della persona straordinaria che fosse Maurizio. Mi disse di tutte le volte che lo vide parlare con gli invitati e della sua gentilezza. Spese parole di grande peso su di lui. Io non avevo alcun dubbio a riguardo e solo mi confermò quanto già conoscevo.
Alla discesa dal taxi, ricordo ancora che al vederci, gli occhi si illuminarono come due anime che si riconoscono senza esprimere più di tanto. E la Notte, con le presenze e le poesie ad alta voce fu magica e colma di tante emozioni.
Approfondisco sulla sua biografia. Maurizio Evangelista è nato a Terlizzi nel 1980 e vive a Bisceglie. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze Politiche ha pubblicato le raccolte poetiche Suonatore di corno (La Vallisa, 2010) e La città inventata (Secop edizioni, 2015) con il quale ha ricevuto il premio della critica "Vrdnicke Venac Vile" a Sremski Karlovci in Serbia. Organizzatore e direttore artistico dal 2010 dell’evento Notte di Poesia al Dolmen della città di Bisceglie. Nel 2021 è risultato vincitore della VII edizione del Premio editoriale di poesia "Arcipelago Itaca" con l’opera Mr. me, pubblicata nel 2022. Con la sua recente pubblicazione fresca di stampa Manuale per mangiare da soli (Arcipelago Itaca Edizioni, 2026) sta girando diverse città italiane.
BER. Com'è stato il tuo primo approccio alla poesia?
ME. Abbastanza incauto: non sapevo ancora quanto fosse complicato scrivere pochi versi e farli sembrare semplici. Poi ho scoperto che la poesia è soprattutto fatica, tagli, dubbi e riscritture. Insomma, sono entrato pensando fosse una passeggiata e mi sono ritrovato in una lunga conversazione con le parole, senza sapere bene quando sarebbe finita.
BER. Qual è stato il punto di partenza e che ti ha spinto a scrivere?
ME. Credo che il mio punto di partenza abbia un nome e un colpevole: la mia insegnante delle scuole elementari. È sui banchi di scuola che è nato il primo incontro con la poesia, quindi devo darle la responsabilità di avermi messo questa strana passione in testa.
BER. La tua opera poetica ha attraversato diversi luoghi e tematiche? Scegli d'accordo ai momenti vissuti o ad una strada più razionale che sentimentale?
ME. Sì, la mia poesia ha attraversato luoghi e temi diversi, ma credo che il filo conduttore sia sempre rimasto lo stesso: la ricerca dell'identità attraverso ciò che viviamo. Dai paesaggi interiori e urbani delle prime raccolte fino ai libri più recenti, il mio interesse si è spostato progressivamente verso la memoria, gli affetti, il corpo, la fragilità e il tempo che trasforma ogni relazione. Non scelgo mai a tavolino un tema da affrontare. Ogni libro nasce da un'esperienza che chiede di essere ascoltata e trova, poco alla volta, la propria forma. Solo dopo interviene una fase più razionale, in cui cerco un ordine, una struttura, una voce coerente. Per questo sento che la mia scrittura nasce da una necessità emotiva, ma si costruisce attraverso un lavoro di consapevolezza e di rigorosa attenzione alla lingua.
BER. Dove scrivi di solito? Ovunque? O hai un rituale preciso?
ME. Vorrei poter dire di avere un rituale infallibile, ma la poesia non ama gli appuntamenti. Mi raggiunge nei momenti più improbabili. L'unica costante è che, prima o poi, finisco alla scrivania a cercare di capire cosa volesse davvero dirmi.
BER. Nel tuo percorso, sei diverso dal Maurizio iniziale o ti attingi sempre agli albori?
ME. Sono cambiato, inevitabilmente, ma continuo ad attingere alla stessa sorgente. Col tempo sono cambiati lo sguardo, gli strumenti e il modo di abitare la lingua; è rimasta intatta, invece, la curiosità verso ciò che ci rende umani e il bisogno di trasformare l'esperienza in poesia.
BER. Come concepisci la poesia? Per te cosa è?
ME. La poesia, per me, è un modo per cercare di capire il mondo e, soprattutto, per provare a capire me stesso: un'impresa già abbastanza complicata, che la poesia naturalmente non semplifica. Non credo che offra risposte definitive; al contrario, spesso ha il merito di aggiungere nuove domande. È uno spazio in cui la lingua non si limita più a raccontare ciò che vediamo, ma prova a far emergere quello che rimane nascosto: emozioni, contraddizioni, ricordi e tutto ciò che nella vita quotidiana rischiamo di non ascoltare.
BER. Prendi ispirazione da altri autori o hai costruito il tuo percorso senza contaminazioni?
ME. Credo che nessun autore scriva davvero senza contaminazioni. Ogni percorso nasce da un dialogo con le voci che ci hanno preceduto. Per il mio ultimo libro Manuale per mangiare da soli (Arcipelago Itaca, 2026), in particolare, è stato importante il confronto con Vittorio Sereni, per la sua capacità di tenere insieme esperienza quotidiana e profondità esistenziale. Accanto a lui, continuo a sentirmi in dialogo con poeti come Giorgio Caproni, Mario Luzi, Patrizia Cavalli, man anche Alessandra Carnaroli per quel suo linguaggio diretto e spiazzante: autori diversi tra loro. Naturalmente, l'obiettivo non è mai quello di assomigliare a qualcuno, ma di trovare, attraverso queste letture, una voce sempre più personale.
BER. Credi che un luogo possa contribuire alla scrittura?
ME. Ogni luogo che attraversiamo modifica il nostro sguardo e la poesia nasce anche da questo continuo dialogo tra ciò che viviamo e gli spazi che ci abitano.
BER. Raccontaci il tuo esordio con Mr. Me. Come sono cresciute tutte quelle visioni intimiste?
ME. Considero Mr. Me il mio vero esordio, anche se non è il primo libro che ho pubblicato. È il momento in cui ho sentito di aver trovato una voce più vicina a me, o forse più vicina alle tante parti di me. In quella raccolta ho provato a entrare nelle stanze dell'identità, della memoria e del desiderio, lasciando che ogni poesia fosse una sorta di incontro con un personaggio diverso, anche quando quel personaggio ero io. Le visioni intime di Mr. Me sono nate dall'osservazione del quotidiano, dai luoghi di passaggio, dalle storie che immaginiamo dietro una porta chiusa o dentro una stanza d'albergo. Sono frammenti di vite possibili, ricordi e inquietudini che hanno trovato nella poesia un modo per dialogare tra loro. In fondo, Mr. Me è nato anche da una domanda semplice ma difficile: quante persone diverse abitano dentro ognuno di noi?
BER. La magnifica cornice del Dolmen ti ha donato conoscenze ed esperienze molteplici. Dicci come è partita la “Notte di Poesia” e a che edizione sei più legato?
ME. All'inizio non c'era una grande macchina organizzativa: c'era un luogo straordinario come il Dolmen della Chianca di Bisceglie, c'erano le voci dei poeti e c'era il desiderio di far vivere quello spazio attraverso la parola. Ricordo ancora con emozione la prima edizione, nata praticamente dal nulla: senza service, senza una struttura tecnica, illuminati soltanto dai ceri romani. Quella semplicità aveva qualcosa di magico, perché restituiva alla poesia una dimensione quasi originaria, fatta di ascolto, presenza e condivisione. Negli anni la manifestazione è cresciuta e mi ha regalato incontri e conoscenze che porto con me. Ogni edizione ha avuto un significato particolare, ma quella che forse mi ha emozionato di più è stata l'edizione con Alfonso Guida (la 12a edizione). La sua presenza, la sua voce e il suo modo di abitare la poesia hanno creato un momento di grande intensità, in cui ho sentito pienamente il senso di ciò che avevamo immaginato all'inizio: fare del Dolmen un luogo in cui la poesia potesse accadere davvero. Guardando indietro, la cosa più bella è vedere come un'idea nata con pochi mezzi sia diventata negli anni una comunità di incontri, di ascolti e di relazioni.
BER. Credi che la poesia tradotta perda il suo messaggio o faccia un viaggio diverso?
ME. No affatto. Credo piuttosto che a volte una poesia, attraversando un'altra lingua, possa persino rivelare aspetti nuovi di sé.
BER. Quanto di te c'è sulla nuova uscita “Manuale per mangiare da soli”? Hai faticato molto di più di altre opere?
ME. In Manuale per mangiare da soli c'è molto di me, forse più che in altri libri, perché nasce da una riflessione profonda sul rapporto con il tempo, le relazioni e le forme della solitudine. Non direi però che sia stato un libro più difficile: è stato un libro che ha richiesto più ascolto e più pazienza, perché ogni parola doveva trovare il proprio posto. È una raccolta in cui il vissuto personale incontra una dimensione più universale, cercando di trasformare l'esperienza privata in qualcosa che possa appartenere anche agli altri.
BER. Un prezioso consiglio per chi volesse intraprendere la strada poetica, quale sarebbe?
ME. Il primo consiglio è di leggere molto e scrivere ancora di più, senza avere troppa fretta di chiamarsi poeti. La poesia richiede pazienza, ascolto e anche una buona dose di ostinazione. E soprattutto bisogna accettare che, spesso, il verso migliore arriva proprio dopo quello che avevamo pensato fosse il migliore.
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Ho letto l'articolo e, oltre ad essere scritto veramente bene, fluido, comprensibile e intimo, sono rimasta colpita da questo poeta !!! Ha guardato inoltre il posto di cui si parla nell'articolo, il Dolmen della Chianca di Bisceglie e deve essere un posto davvero magico; non dubito che sia una esperienza stupenda quella di immergersi tra i versi della poesia in un luogo tanto mistico.
RispondiEliminaGrazie infinite per le parole che ci hai dedicato!
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