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Vince a Venezia 83, Woman Unknown della regista May-el-Toukhy

 

Vince a Venezia 83, Woman Unknown della regista 
May-el-Toukhy  
 
·     Il peso della storia sulle spalle delle donne

Blanca Estela Rodriguez ©

Foto per gentile concessione dell'Archivio Biennale di Venezia 


Per sostentarsi, Marie fa da bambinaia e da cameriera nella casa di un importante imprenditore tedesco, proprietario di una fabbrica di guanti. I due si innamorano e a breve andranno a nozze, ma un giorno il passato di lei busserà alla porta e dovrà fare i conti con esso.
 
Mathilde Arcel (Marie) è aggraziata e ha imparato a stare al mondo da sola. Continua a portare avanti la dimora, dove pulisce, ordina e cura la bambina che sarà presto la sua figliastra. Non scappa mai dalle faccende di casa. Un giorno deve recarsi dal sarto che modificherà il vestito da sposa e da lì, cominceranno le peripezie.
 
La regista danese May-el-Toukhy riprende la protagonista in tutta la sua bellezza e al contempo, nella sofferenza che ha lasciato il periodo del dopoguerra. Il suo corpo non è lo stesso a causa di un aborto.

  
Trailer per gentile concessione dell'Archivio Biennale di Venezia 

 
Nell’estetica del film, si susseguono scene in cui la si vede spesso nascosta in silenzio dietro una porta di vetro o per lo più, disposta a concedersi al fidanzato senza lamentarsi, pur non gradisca i rapporti.
 
Una svastica disegnata sul portone dell’abitazione creerà agitazione e domande sulla sua origine. Tra le altre domestiche comincia il mormorio e anche tra i vicini di casa pervade un sospetto.
 
El-Toukhy mette, inoltre, altre donne martoriate pubblicamente dalla folla che le incolpa di aver vissuto a fianco dei carnefici e militari nazisti. Una pagina oscura che miete vittime su vittime. 

Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Woman Unknown ha corso nella selezione ufficiale assieme ad altri 20 film, dove si è aggiudicato la vittoria finale con il Leone d’oro e la Coppa Volpi alla migliore interpretazione femminile.
 
L’attrice Mathilde Arcel, alla consegna del premio, ha dichiarato che è la prima volta che partecipava a un festival e l’ha dedicato alle migliaia di donne che hanno sofferto.
 
Dal canto suo, la regista May-el-Toukhy ha riferito che la sua era una necessità di illuminare tutte le donne sconosciute.
 
Come suole accadere in ogni chiusura di festival, c’è chi non è d’accordo sulla decisione della giuria, quest'anno presieduta a Venezia 83 da Maggie Gyllenhaal, chiedendo se sia stato un riconoscimento dovuto solo alla tanto cosiddetta parità di genere nel cinema, ma col dubbio stesso si riparte con il problema. Non riguarda una lotta tra maschi e femmine né a favorire un film fatto da una donna, ma semplicemente ha vinto perché valido e perché adempie i canoni estetici e narrativi che un’opera filmica deve comprendere. Si riuscirà ad uscire da questa solita sterile e banale discussione? ce lo auguriamo davvero.


Copyright © 2026 Blanca Estela Rodríguez per Bianche Visioni. I contenuti del blog sono protetti dal copyright. La riproduzione senza autorizzazione è vietata.

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Commenti

  1. Bel film si lascia vedere e brava la protagonista, meritata la Coppa Volpi, ma non lo considero un capolavoro da Leone d’Oro, un tempo chi vinceva un premio importante non ne avrebbe vinto anche un altro come è successo in questo caso. Mi viene quasi il dubbio che la giuria, presieduta dalla Gyllenhaal, abbia voluto premiare la regista in quanto donna 🤔

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    Risposte
    1. Davide, sì, questo è un bel film, aveva tutti i componenti per poter vincere, a differenza di altri che non dovrebbero essere in quella sezione. Per quanto riguarda i premi, invece non è così, nel 2014, ricordo che "Hungry Hearts" vinse non una ma addirittura due Coppa Volpi; il regolamento lo permette e non il fatto che sia una presidente della giuria donna, o una regista donna. Non ci si dubita mai quando a essere premiati sono i maschi. Maggie Gyllenhaal è stata sempre ironica alle domande che le hanno posto in tutta la durata della mostra.

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